Il Carnevale in Italia
- Sara Milia
- 7 feb
- Tempo di lettura: 5 min
Sono appena finite le vacanze natalizie e… si comincia già a parlare delle prossime: quelle di Carnevale. Ma… cos’è davvero il Carnevale?

Immagine originata con AI (Arlecchino, Pulcinella, Dionisio)
Da dove viene la parola “Carnevale”?
Partiamo, come spesso facciamo, dalla parola e facciamo un piccolo salto indietro nel tempo. Lo sapevi che Carnevale significa letteralmente “togliere la carne”?
La parola deriva dal latino tardo carnem levare e si riferisce al periodo di astinenza dalla carne che inizia con la Quaresima, cioè il periodo prima di Pasqua. Ecco perché il Carnevale diventa l’ultima occasione per esagerare: mangiare, bere, festeggiare.
Ma prima che il Carnevale diventasse il simbolo dell’inizio della Quaresima, era qualcos’altro.
👉 Se vuoi ascoltare anche la versione audio di questo contenuto, trovi l’episodio del podcast su Spotify e Apple Music.
A Roma e in Grecia: Saturnalia e feste dionisiache
In antichità, i Romani festeggiavano in questo periodo i Saturnalia, mentre i Greci celebravano le feste dionisiache. Tradizioni diverse, ma con elementi in comune :
il caos,
lo stato di ebrezza,
il rovesciamento dei ruoli sociali: i ricchi diventavano poveri, i servi diventavano padroni, le regole si capovolgevano.
Insomma si festeggiavano con rituali propiziatori i cambi di stagione.
Carnevale e cicli stagionali
Molte feste tradizionali sono collegate ai cambi di stagione. Anche il Carnevale rientra in questa logica simbolica.
Come Halloween segna un passaggio tra autunno e inverno, così il Carnevale si colloca tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. È un momento associato alla fertilità della terra, alla rinascita e al ritorno dell’energia vitale.
Per le culture antiche era anche un periodo in cui il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava più sottile: un tempo di trasformazione.
Per gli uomini antichi questo periodo segnava anche un possibile contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti, un momento di cambiamento.
(Se non hai ascoltato l’episodio su questo tema e su Halloween in Sardegna, te lo consiglio: è il numero 11 del podcast https://open.spotify.com/episode/4hIGEv3PKwA7aX3JqqFjpa?si=1a25d35b14254efa)
Ecco perché il Carnevale segna insieme una fine e un inizio. Ed ecco perché… ci si maschera. Una tradizione che, non a caso, si è mantenuta nel Medioevo fino a oggi.
Regione che vai, Carnevale che trovi
Il modo di festeggiare il Carnevale in Italia cambia molto da zona a zona.
In molte città troviamo:
sfilate in maschera
carri giganteschi decorati
musica e coriandoli
atmosfere festive e colorate

Attribution photo: I, Sailko - Carnevale di Viareggio 2008
Sono celebri il Carnevale di Venezia, quello di Viareggio e gli eventi storici come la Battaglia delle Arance di Ivrea o il carnevale medievale di Verres in Valle d’Aosta.
Accanto a queste forme spettacolari esistono però carnevali molto più antichi e rituali.
In Sardegna, nella mia regione il collegamento con i riti arcaici è molto visibile e diretto.

Conosci la storia del dio greco Dioniso?
Sono sicura che ne hai sentito parlare: sì, proprio lui — quello delle orge, del vino, dell’estasi, dell’eccesso, della liberazione, spesso descritto come selvaggio.
Secondo la mitologia greca, Dioniso è figlio di Zeus e della mortale Semele. Zeus salva il feto cucendolo nella propria gamba, precisamente sulla coscia dopo la morte di Semele, causata indirettamente dalla gelosia di Era, moglie di Zeus.
Immagine originata con AI
Nel mito, Dioniso viene fatto a pezzi, quindi muore in modo molto violento: sbranato dai titani e poi rinasce. Dioniso, quindi, rappresenta il ciclo della vita nella sua essenza: maschio e femmina, vita e morte, animale e umano, uomo e dio.
Sia in Grecia sia a Roma il suo culto era celebrato con rituali intensi: ebbrezza, sacrifici, rottura delle regole, perdita del controllo. L’ordine diventava caos. L’uomo tornava animale. Tutto era capovolto. Ci si ubriacava per avvicinarsi al dio. I riti dionisiaci non erano solo feste: erano riti agricoli, legati alla fertilità della terra, ai cicli stagionali, alla morte e rinascita della natura. Erano rituali fisici, corporali, spesso con maschere, pelli di animali, rumori, movimenti ripetitivi. Il confine tra uomo e animale si faceva sottile.
Il Carnevale in Sardegna: riti, maschere e tradizioni
In Sardegna, soprattutto nei paesi dell’entroterra, il Carnevale conserva una struttura fortemente rituale e simbolica.
In lingua sarda si chiama Su Carrasegare. Il termine richiama l’idea di “tagliare” o “lacerare la carne”: non eliminarla, ma usarla nel rito e nel sacrificio. Questo aspetto è molto vicino alla logica dei riti dionisiaci.

Immagine originata con AI (Mamuthones e Issohadores con falò)
Le celebrazioni iniziano già il 18 e 19 gennaio con i fuochi di Sant’Antonio e San Sebastiano: grandi falò comunitari che segnano l’avvio del ciclo carnevalesco.
Nell'episodio del podcast, sentirai dei suoni di campane. Sono i campanacci dei Mamuthones, alcune delle maschere del carnevale sardo.
Mi ricordo benissimo quando da bambina andavamo con i miei genitori a vedere il rituale di inizio del carnevale e piena di paura, mi nascondevo dietro mia madre.
Le maschere
Compaiono allora le maschere tradizionali:
Mamuthones e Issohadores
Boes
Sos Thurpos
altre figure diverse da paese a paese

Ogni paese ha le sue maschere. Nel mio paese d’origine, la maschera si chiama in sardo s’Urtzu (foto di cristianocani su flickr): un caprone che rappresenta il dio Dionisio.
Le maschere sono spesso zoomorfe (con tratti animali). I movimenti dei rituali sono ripetitivi. Il suono dei campanacci, il peso degli abiti, la gestualità fanno parte del significato simbolico dei riti dionisiaci.
Queste maschere diventano simboli forti dell’identità culturale locale, come Arlecchino e Pulcinella nella tradizione della commedia dell’arte.

Il cibo del Carnevale
E ovviamente… parliamo di cibo. Il Carnevale sardo è un vero trionfo di dolci fritti:
zippulas (frittelle a spirale, in italiano zeppole)
frati fritti (ciambelle fritte con il buco)
meraviglias, conosciute nel resto d’Italia come chiacchiere
Immagine originata con AI
Espressioni idiomatiche a tema Carnevale
Dal lessico del Carnevale derivano anche espressioni figurate:
una carnevalata → azione poco seria, esagerata, ridicola
una pagliacciata → comportamento sciocco, finto, grottesco
Infine eccoti, un proverbio molto conosciuto:
A Carnevale ogni scherzo vale, che significa che in questo periodo è socialmente accettato rompere le regole sociali e scherzare.
Perché studiare le feste tradizionali aiuta la lingua
Secondo me, il carnevale è un’ennesima conferma evidente per te che studi italiano di quanto l’Italia sia varia, non solo nel suo aspetto geografico e linguistico, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale.
Le feste popolari non sono solo divertimento: sono memoria, identità e storia. Posso dire infine che io amo le tradizioni folkloristiche, questo nostro carnevale un po’ scuro e macabro perché mi fa ricordare quanto noi esseri umani eravamo così attenti al legame, alla connessione con la natura e la terra.
Glossario
astinenza dalla carne - “meat-fast”
Quaresima — periodo prima di Pasqua — Lent
Pasqua - Easter
pagano — non cristiano, legato a culti antichi — pagan
propiziatorio — fatto per favorire un evento — propitiatory
solstizi — momenti di cambio delle stagioni — solstices
rifiorire - bloom/flourish again
ebbrezza — stato di ubriachezza — ecstasy
rovesciamento o capovolgimento — reversal
festeggiare = celebrare
campane/ campanacci - bells
entroterra — zona interna non costiera — inland area
cucire - to sew
coscia - thigh
sbranare = divorare - to tear off / to devour
rinascere - to reborn
ubriacarsi - to get drunk
lacerare / fare a pezzi — strappare con forza — to tear apart
zoomorfe — con forma animale — zoomorphic
🎧 Puoi ascoltare l'episodio sul carnevale (n.14) su Apple Podcast o Spotify.
Autrice: Sara Milia




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